Estensione del dominio della lotta

Michel Houellebecq

Traduttore: S. C. Perroni
Editore: Bompiani
Edizione: 6
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 aprile 2001
Pagine: 152 p., Brossura
  • EAN: 9788845247705
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Descrizione
Trent'anni, analista programmatore in una società di servizi informatici, il protagonista di questo romanzo conduce un'esistenza indifferente. Il lavoro, i viaggi d'affari, le prigioni dell'amore e del sesso, l'assenza di qualsiasi sentimento che non sia di insofferenza verso se stesso, lo scivolare lento e inesorabile in uno stato di insensibilità dal quale sembra non esserci via d'uscita.

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Recensioni dei clienti

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    Micael

    18/09/2018 05:59:11

    Un breve romanzo, considerato "lo Straniero" contemporaneo descrive bene la societá in cui viviamo: Il dover sopportare il peso di una vita, diversi dagli altri per cause che non sono imputabili se non a noi stessi. Eppure chi vuole soffrire volontariamente? Infine il tentativo di immergersi in questa vita malata, nelle relazioni e nell' amore malato, con l'esempio finale di completa inadeguatezza da cui non c'é via di scampo. Houllebecq, cinico e sincero come nessun altro sulla societá contemporanea.

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    Pippo Rapis

    07/12/2017 16:16:36

    Un'opera 'reale'. Scrittura invitante e la solita Natura come farmaco alla depressione dell'esistenza. Consigliato ma mi aspettavo qualcosa di più da Houellebecq.

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    Pessimismo totale e coinvolgente

    31/10/2017 11:37:33

    Questo libro è permeato da un esistenzialismo pessimista e indifferente verso il prossimo. Lo stile di scrittura è grandioso, la visione della società moderna è fatta a pezzi, l'individuo annega nel disincanto e nella solitudine. E' forse l'unico modo di sfuggire a precise e severe regole dell'estensione del dominio, che la società dal capitalismo e dei consumi, vogliono diffondere nella specie umana?

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    Manuel

    20/10/2016 15:32:52

    Secco, asciutto e soprattutto decisamente Dostoevskijano (soprattutto quello di "Memorie dal sottosuolo" a cui è impossibile che non si sia ispirato in parte). Di questo romanzo si apprezza soprattutto la lucidità della scrittura e l'autoironia, sia pure a guizzi. Meritevole.

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    Lina

    25/01/2016 18:39:25

    scrittura iperbolica, che vorrebbe suggerire genialità e invece ingenera confusione e un tantino di noia.

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    Placido Pleroma

    15/07/2015 13:51:49

    Il titolo e alcune recensioni fanno pensare a un romanzo complesso, quasi un saggio. Macché. Una storia raccontata da un narratore a tutto tondo, questo sì. Curioso e sfaccettato e cinico, senza dubbio. Ma non si va oltre. I paragoni con Camus sono immeritati.

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    francesco v

    25/02/2015 07:31:53

    il liberismo capitalista e il liberismo sessuale rappresentano una forma di estensione del dominio della lotta. Le 140 pagine servono solo a spiegare questo concetto. riassunto in due righe. E lo fanno in maniera cinica, dissolutoria, amaramente ironica, a tratti delirante, ma nel complesso divina

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    Lucio

    08/02/2015 09:54:41

    Sintesi del messaggio: la separazione assoluta tra la propria esistenza individuale e il resto del mondo e' l'unico modo possibile per pensare il mondo, dato che l'unica possibilità di gioia consiste nella scissione totale con il fantasma che ci rassomiglia e che vive in stretta relazione con il mondo, in un paradiso teorico. Le conclusioni alle quali giunge l'Autore sono l'esito della consueta critica ai modelli con i quali la società occidentale schiaccia i propri figli, promettendo loro redenzione e realizzazione. L'opera non può dirsi totalmente riuscita, soprattutto a causa delle troppo esplicite didascalie che illustrano il pensiero dell'Autore, forse timoroso di non risultare chiaro al lettore. Apprezzabile l'ironia che pervade il racconto, amaro ma non proprio originalissimo nei contenuti. Buon libro d'esordio.

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    Alessandro

    30/01/2014 18:47:25

    E' il romanzo d'esordio di Houellebecq, apparso in Francia nel 1994 ma arrivato in Italia solo nel 2000, in seguito al clamore suscitato da 'Le particelle elementari' (1998). E in effetti bastano poche pagine per capire il motivo di questo ritardo: 'Estensione del dominio della lotta' è un libro difficile, politicamente scorretto (ma sul serio) e duro sia nello stile che nei temi. E anche acerbo, con alcuni passaggi a vuoto. Il protagonista è un 30enne ingegnere di una software house, dalla vita grigia e continuamente frustrato dalla propria incapacità di cambiare la propria vita. Una serie di eventi traumatici lo metterà lentamente di fronte alla realtà della propria condizione, facendolo finalmente scivolare verso una verità dura da digerire. Houellebecq è ancora troppo poco originale: il suo libro segue la scia del 'glorioso' esistenzialismo francese, forse più sul versante negativo di Sartre che su quello moderatamente ottimista di Camus. Il risultato è una sorta di romanzo-saggio (genere esclusivamente francese) che non aggiunge nulla di significativo al filone di appartenenza. Tuttavia solo un cieco come gli editori italiani non avrebbe potuto scorgervi, nonostante tutto, le stimmate dello scrittore di genio.

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    Mauro C.

    30/03/2012 18:05:57

    Gran bel libro. Incomprensibili le critiche. La tematica di fondo della "miseria" effettiva dell'uomo contemporaneo è descritta in modo efficace; miseria intesa nel senso più ampio del temine. La scrittura è realistica, diretta, vera, con delle teorie apprezzabili e decisamente condivisibili. DA LEGGERE!!

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    Michael Moretta

    27/02/2012 16:16:21

    Questo è il primo romanzo di Houellebecq che leggo ed ho già pronti gli altri quattro perché questo autore mi piace per il suo essere al di fuori dalle regole. Ho letto il libro in lingua originale ed innanzitutto devo dire che apprezzo molto il suo francese. Secco, essenziale ma molto " alto " quando serve, e leggero e scorrevole negli altri casi. La storia è simbolicamente molto ben rappresentativa dei nostri tempi.....un lavoro che si porta avanti non per passione ma perché bisogna farlo ( potremmo dire che così è anche la vita, bisogna andare avanti, ma davvero ci appassiona? ), poche relazioni sociali, poche soddisfazioni, ed un sentimento permanente di insoddisfazione. Estensione del dominio della lotta nella vita sociale e nel modello economico liberale, che ci porta a voler dominare gli altri, ed estensione del dominio della lotta nel campo sessuale, dove non vogliamo essere quelli che non hanno una vita sessuale! La nostra vita è una continua lotta per stare dalla parte migliore. Ma come si può vivere avendo questo come scopo? Houellebecq mi trova perfettamente d'accordo in questa visione "pessimistica ragionata". È il suo primo romanzo, e quindi posso individuare i germi degli argomenti che poi andrà analizzando nei suoi prossimi romanzi, ma già da questo primo lavoro si vede che l'autore ha parecchio da dire. Potrà sembrare eccessivo o troppo nero ma non si può certo dire che non ci proponga una ben precisa immagine del mondo. L' analogia con Céline viene spontanea, stessa visione del mondo, anche se Céline rimane più sofisticato e di certo più complicato. Ora per me è il momento delle Particelle Elementari.....

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    Quello Balordo

    07/12/2011 20:01:16

    Un Cèline meno scrittore e più sociologo.

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    gianni

    02/11/2010 12:08:22

    Romanzo di esordio del grande Houllebecq. A mio parere non è il miglior libro di Houllebecq, che a mio parere continua a rimanere “La possibilità di un’isola” ma è comunque un gran bel libro. La storia è tipica di Houllebecq: il protagonista è un quarantenne, o poco oltre, che non ha delle grandi relazioni umane con il resto dell’umanità che lo circonda, direi quasi che il protagonista si lascia un po’ vivere. Non capisco le recensioni in cui si loda o si stronca il libro sul realismo o meno della descrizione che l’autore dà della generazione degli allora trentenni: il libro è un romanzo, non è un’analisi sociologica del mondo reale, e, secondo me, come tale va preso: il protagonista è così, punto e basta. Sicuramente la sua è una vision estremamente pessimista, e questo è un po’ un minimo comune denominatore dei romanzi di Houllebecq. Sicuramente da leggere.

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    xino

    24/07/2008 12:52:26

    Un capolavoro dell'esistenzialismo contemporaneo. Me ne avevano parlato bene, ma non mi aspettavo tanto. Una descrizione nuda e cruda del vivere di questi anni: amaro. "Durante i weekend, in genere non vedo nessuno. Rimango a casa, faccio un po' di pulizie; mi deprimo con misura" "Verso l'una del mattino presi un barattolo di piselli e lo scagliai contro lo specchio del bagno. Schizzarono tutt'attorno delle gran belle schegge di vetro. Mentre le raccoglievo mi tagliai, e cominciai a sanguinare. Mi piacque molto. Era esattamente quel che volevo".

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    alessio

    11/05/2008 13:49:19

    HOUELLEBECQ AL CENTRO DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA Michel Houellebecq rappresenta, oggi, uno dei più moderni e interessanti autori del panorama letterario francese. Le idee trasgressive e provocatorie espresse nei suoi romanzi gli hanno procurato – oltre a un’indiscutibile notorietà – anche diversi ‘problemi con la legge’, soprattutto per le accuse dirette al popolo islamico, che ha chiamato lo scrittore a risponderne in tribunale. Houellebecq, tuttavia, non sembra farsi turbare molto dal queste diatribe. Nelle foto appare spesso con un’espressione ironica stampata sul volto, appena velata dal fumo di una sigaretta: quella di un intellettuale al di sopra delle polemiche da lui stesso suscitate. I suoi libri, di matrice esistenzialista, mirano a rispecchiare l’alienazione che provoca agli uomini la società contemporanea, con i suoi lavori spersonalizzanti e meccanici, i rapporti sentimentali aridi e privi di senso, specchi sbiaditi delle passioni che hanno animato altre epoche della storia. Ecco il mondo di Houellebecq: un mondo dove le persone sono condannate a una routine affettivo-lavorativa senza speranza, un mondo dove solo ‘i più forti’, ‘i meglio dotati’, riescono ad avere successo in campo sessuale ed economico, mentre per gli altri, come ad esempio succede al protagonista del romanzo ‘Estensione del dominio della lotta’, non rimane altro che la strada della solitudine, della nevrosi che sconfina in pazzia. Prigionieri del pensiero, esiliati da qualunque azione che possa davvero cambiare le cose, gli antieroi di Houellebecq sono in questo senso i personaggi più moderni che ci siano, i più contemporanei che ci offre la letteratura di oggi.

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    Il Guardiano

    05/02/2008 19:02:41

    Il migliore libro di questo autore. In questa breve opera sono presenti incisività, ironia e una cinica magia non più presenti nelle opere successive decisamente carenti di qualità.

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    moreno

    22/01/2008 14:10:23

    facile e bieco quanto basta. Da fuoriclasse. Elena hai torto. E' proprio così la generazione dei trentenni. Era così nel 2001 ed ora è solo peggiorata.

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    Elena

    09/12/2007 14:53:13

    Mi spiace dover abbassare il giudizio di questo libro, ma io l'ho trovato orrendo. Come si può pensare che la generazione dei trentenni sia così malridotta? Non approvo.

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    ILOCRE

    03/12/2007 16:34:16

    Un libro scritto davvero bene, una lucida disamina della condizione umana, condizione sempre condizionata dall'esterno e dall'interno dell'essere umano. Uno stile lucido e implacabile contro ogni buonismo verso l'essere umano e le sue psicosi.Una lettura diversa, dissacrante e fluida. Ottima opera prima.

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    Mimmo

    26/05/2007 16:28:26

    "Alcune persone provano molto presto nella vita una spaventosa impossibilità di vivere da sè;in sostanza non sopportano di vedere la propria vita in faccia, e di vederla per intero, senza nessuna zona d'ombra, senza nessuno sfondo.La loro esistenza, lo ammetto, è d'eccezione alla legge della natura non solo perchè questa frattura di inadattamento fondamentale si produce fuori da qualsiasi finalità genetica, ma anche per via della eccessiva lucidità che essa presuppone, lucidità che evidentemente trascende gli schemi di percezione dell'esistenza ordinaria.Talvolta basta mettere di fronte a una di queste persone un'altra persona-a condizione di poterla supporre altrettanto pura, altrettanto trasparente- perchè tale insostenibile frattura si risolva in un'aspirazione luminosa,tesa in permanenza verso l'assolutamente inaccessibile.Sicchè,laddove giono dopo giorno lo specchio non riflette altro che una stessa immagine esasperante, due specchi paralleli elaborano e costruiscono una rete neta e fitta che impegna lo sguardo umano lungo una traettori infinita, senza limiti, infinita nella sua purezza geometrale, al di là delle sofferenze e del mondo."Capolavoro

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Houellebecq, Michel, Le particelle elementari, Bompiani, 1999
Houellebecq, Michel, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000
recensioni di Vin‡on, P. L'Indice del 2000, n. 04

Le particelle elementari è la storia di due fratelli uterini e delle loro esistenze divergenti, ma al tempo stesso ha l'ambizione di essere la storia della seconda metà del Novecento e quella di una "mutazione metafisica", pronosticata per il futuro prossimo.
Bruno Clément - il fratello maggiore - è cresciuto tra le umiliazioni inflittegli dai coetanei, e ha sviluppato un desiderio sessuale insaziabile e tutte le condizioni per non riuscire a soddisfarlo. La sua vicenda ha come sfondo il periodo che va dalla liberalizzazione sessuale degli anni sessanta alla New Age degli anni novanta; ed è su questo fronte che Houellebecq si è guadagnato una prima serie di antipatie. Il ritratto che egli fa dei movimenti di contestazione è infatti assai poco allineato: il Sessantotto - con quanto ne è seguito - figura nel romanzo come il trionfo dell'industria del divertimento e del tempo libero, come un'apologia della gioventù di marca edonistica; e la liberalizzazione sessuale vi viene descritta come uno strumento del sistema capitalistico per indurre modelli massificati di comportamento e di consumo. Houellebecq si è difeso obiettando che le critiche al suo romanzo nascono dal fatto che la generazione dei sessantottini è proprio quella che oggi occupa i posti chiave nel mondo dei media. La destra, d'altra parte, non ha perso l'occasione per strumentalizzare il "caso Houellebecq", dando del libro una lettura tendenziosa e delirante (qui da noi Piero Vassallo su "Il Tempo" del 25 settembre 1999). Pochi, invece, si sono soffermati sulle estreme conseguenze alle quali Houellebecq ha portato la sua visione della Storia, vale a dire sull'idea secondo cui la "distruzione progressiva dei valori morali" avrebbe portato - come un "processo logico e ineluttabile" - dalla ricerca dei godimenti sessuali ai "ben più ampi godimenti della crudeltà" sperimentati da Charles Manson e Famiglia; e quindi sul fatto che i serial killer degli anni novanta sarebbero "i figli naturali degli hippy degli anni sessanta".
All'origine di una seconda serie di accuse - questa volta di pornografia - sta il fatto che le vicende di Bruno siano letteralmente infarcite da tutta una serie di descrizioni esplicite e dettagliate di atti sessuali (onanistici, di coppia e di gruppo). Ma anche in questo caso l'autore ha voluto difendersi: in primo luogo sostenendo che è paradossale che da un lato lo si accusi di essere un pornografo e dall'altro un puritano moralista (mentre è vero che gli riescono bene entrambe le cose), e in secondo luogo sostenendo che quelle descrizioni siano tutt'altro che eccitanti (il che è vero solo in parte, e sicuramente non vale per il periodo felice che Bruno trascorre con Christiane nel corso della seconda parte del romanzo). Per quanto riguarda invece le accuse di misoginia e di razzismo, se è vero che Bruno non si risparmia nessuna scorrettezza possibile nei confronti di donne, negri e altre categorie protette, l'ambiguità tra le opinioni del personaggio, quelle del narratore e quelle dell'autore sembra piuttosto una scelta funzionale a un atteggiamento molto à la page.
Michel Djerzinski - il fratello minore - è un biologo molecolare, che sin dall'adolescenza si è confinato in un'esistenza separata e consacrata alla conoscenza. Scoprirà il modo di riscrivere il codice genetico umano e di dare vita a una nuova specie, creata dall'uomo "a sua immagine e somiglianza" e affrancata dalla riproduzione sessuale e dalla morte. E se, con la vicenda di Bruno, Houellebecq si propone di raccontare la storia del passaggio epocale segnato dall'avvento della pillola contraccettiva e del divorzio, con quella di Michel racconta di un passaggio a cui attribuisce l'importanza della nascita del cristianesimo e di quella della scienza moderna.
Negli anni settanta del Ventunesimo secolo, l'anonimo narratore ci racconta degli studi condotti da Djerzinski tra il 2000 e il 2009, e del lavoro condotto da Frédéric Hubczejak a partire dalle sue ricerche. Il risultato è che la Terra di quegli anni risulta un mondo nuovo - popolato dalla nuova specie, immune da egoismo, crudeltà e violenza -, in cui rimangono solo alcuni esemplari dell'"antica razza", inesorabilmente destinata all'estinzione. E dico "mondo nuovo" non a caso, perché il romanzo di Aldous Huxley verrebbe in mente anche se Bruno non ne parlasse al fratello. Ciò che sorprende, piuttosto, è il fatto che Houellebecq muova alla società occidentale le stesse critiche che, nel 1932, già le muoveva Huxley (il quale denunciava la felicità obbligatoria, la sessualità non solo liberata ma addirittura imposta, la rimozione dell'invecchiamento e della decadenza fisica), ma ciò nonostante trasformi quella che per l'autore di Il mondo nuovo era un'inquietante utopia negativa in una sorta di panacea universale. Il che ha fatto scaturire una terza serie di critiche, che vanno dall'accusa di difendere le tesi dell'eugenismo a quella di rispolverare il mito nazista della purezza della razza. In effetti sarà anche vero, come dice Bruno, che "sotto tutti i punti di vista - controllo genetico, lotta contro l'invecchiamento, ottimizzazione del tempo libero - per noi Il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui inutilmente, di raggiungere"; ma è vero solo perché ci siamo già dentro, solo perché siamo già condizionati a pensare che le cose stiano in questo modo.
Si sarà capito che Le particelle elementari non si limita a raccontare una storia, e aspira al contrario a essere un romanzo enciclopedico, in cui i materiali propriamente narrativi si alternano a considerazioni di storia, filosofia, sociologia, economia, fisica, biologia, etologia, ecc. Ma l'operazione non è completamente riuscita, e rivela in molti punti un che di posticcio; mentre le pagine migliori sono proprio quelle in cui Houellebecq racconta e basta, magari alla maniera dei romanzieri dell'Ottocento.
Il gioco di combinare saggio e romanzo funziona bene, invece, nel precedente romanzo, Estensione del dominio della lotta, che grazie al successo delle Particelle elementari esce ora anche in Italia: la metà delle pagine, ma a densità raddoppiata, scandite da una scrittura chirurgica e asciutta.
Il titolo fa riferimento alla tesi centrale del libro: il domino della lotta è il contrario del domino della norma (non nel senso del "normale" ma in quello del "normativo") e la sua estensione è il passaggio - in campo economico e in campo sessuale - al liberalismo incontrollato: "Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. (...) In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In una situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine".
I temi, dunque, sono già in gran parte quelli del romanzo successivo; l'impressione, anzi, è proprio quella che Houellebecq abbia poi voluto, con Le particelle elementari, alzare semplicemente la posta. Il protagonista è questa volta uno squallido trentenne, ingegnere di una software house, che viene spedito in una plumbea provincia per tenere dei corsi di formazione su un sistema informatico di cui non frega niente a nessuno. Lo affianca Raphaël Tisserand, un collega venticinquenne e bruttissimo che il successo e il denaro non possono riscattare sul piano del sesso e della seduzione. Dopo l'ultimo tentativo di rimorchiare una diciassettenne in discoteca le cose potrebbero andare molto male, ma andranno male lo stesso.
Ha detto benissimo Tibor Fischer, che ha definito Estensione del dominio della lotta come Lo straniero "per la generazione del computer". Il romanzo di Houellebecq, infatti, ha più di una cosa in comune con quello di Albert Camus, non solo nell'atmosfera ma anche nella vicenda. La differenza, semmai, è che mentre Mersault ci dice di se stesso soltanto quello che potrebbe dire anche una terza persona - facendoci venire il sospetto che non abbia affatto pensieri propri -, mentre il protagonista e narratore di questo romanzo ha un mucchio di idee, e anche molto chiare
Altri hanno detto - altrettanto giustamente - che Lo straniero, La nausea e La noia sono già stati scritti, e molto tempo fa. È vero, ma di fronte alle blandizie dei ventenni e trentenni di tanta letteratura "giovane" contemporanea, il ritratto che Houellebecq fa della sua generazione risulta veramente duro e impietoso; e quando la lezione non è servita occorre ripeterla, ancora una volta.