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John Cheever

Editore: Feltrinelli
Collana: Le comete
Anno edizione: 2012
Pagine: 828 p. , Brossura
  • EAN: 9788807530241

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    Roberto Agostini

    15/06/2014 14.58.20

    Un'occasione ghiotta, come si dice, per fare la conoscenza di uno dei maggiori narratori del Novecento, statunitense che è appartenuto alla tradizione del racconto e che si è imposto nel suo Paese e di lì dappertutto, per l'assoluta originalità dei suoi spunti e il risparmio, la leggerezza pensosa delle sue trame: "Il nuotatore", a mio avviso, è il più bel racconto del nostro tempo in quanto (non dimenticate il ringraziamento per il traduttore) riunisce sorpresa, delusione, speranza e morte insieme, proprio come la nostra epoca ha insegnato alle coscienze infelici che la possibilità frana, spesso, in frustrazione. La grandezza in miseria. L'immaginazione in onirismo. Potente romanziere, Cheever quando tratta la materia della short story diventa più che potente, è proverbiale, qualcosa che vi parrà inarrivabile, un modello subito da accogliere e diffondere fra gli amici del libro. Ecco un classico, direte, e vi divertirete a scoprirne le ragioni nel corpus di un'opera di parecchi decenni, con pochi errori, una scrittura che punta dritta e arriva al bersaglio, anche se negli anni si è raffinata ed è diventata più pirandelliana, congetturale. Il fattualismo tipicamente americano di Cheever si è come stemperato con le rughe. Ma la stretta dei suoi vocaboli, no, le frasi concrete e nello stesso tempo stranianti, nemmeno: quest'autore ci offre una visione che, dai tempi del successo di Hemingway, non è mai stata così reale. Per Cheever il mondo è brutto, come si dice, ma la bruttura, le deformazioni, le incrostazioni, dipendono dal carattere del personaggio che lo scrittore sempre insegue (era forse sé stesso): un tipo di frontiera, borderline, egotista, sessista o sessuomane, ubriaco di emozioni e bevande, ma sveglio, attento, poetico, più dei sobri. E non è Bukowski. È Cheever, la cui memoria contrastata è rimasta nei figli come un pugnale, come per il lettore il piacere dell'aculeo, del "non so perché, ma doveva finire proprio così".

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