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Albert Borris

Traduttore: T. Lo Porto
Editore: Giunti Editore
Collana: Y
Anno edizione: 2011
Pagine: 304 p. , Rilegato

Età di lettura: Young Adult.

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  • EAN: 9788809751750

Recensioni dei clienti

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    martolina

    06/11/2011 15.53.42

    Particolare, riflessivo, emozionante... la storia di quattro ragazzi in cerca di morte si dipana in una sorta di continuo flashback tra un viaggio in auto alla ricerca di alcuni luoghi "della morte" (passati suicidi) e una chat caratterizzata da conoscenza, curiosità, accordi... E' una srtoria in cui ciò che distrugge, interiormente, i quattro protagonisti emerge piano piano, in cui anche ciò che sembrava essere la verità, perchè autoconvinti di ciò, si è via via frantumato... costringendo i ragazzi ad affrontare i loro "fantasmi"... la morte di un parente, l'omosessualità, un padre in galera... C'è anche lo spazio per il sorriso... che ne dite dell'elenco dei peggiori modi per morire, in cui si considera la possibilità di aspettare di essere fulminati tenendo una gruccia di metallo in mano durante un temporale? O ascoltare i Nirvana finchè il cervello non va in pappa? Ma il vero filo conduttore, a livello emotivo, è sicuramente la riflessione e l'introspezione. C'è spazio anche per l'amore... in cui ci si rende conto che "non è importante quali forme prenda l'amore, forse abbiamo solo bisogno di accettarlo per come viene". Lo consiglio... ai ragazzi ma anche agli adulti... proprio per gli spunti riflessivi che tale lettura apporta con sè.

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    c_h

    26/07/2011 14.27.01

    Owen è un ragazzo a cui piace mantenere le distanze, non abituato al contatto fisico e che non parla molto. Jin-Ae è una ragazza lesbica, intelligente e a cui piace la sofferenza. Audrey è ossessionata dai Nirvana e Frank adora il football e lo sport in generale, ma è negato. Questi quattro ragazzi si conoscono grazie al web perché tutti loro hanno tentato (anche più volte) di suicidarsi. Così decidono di fare un viaggio ed andare a visitare alcune tombe di suicidi famosi, inoltre decidono anche che alla fine del viaggio dovranno suicidarsi tutti insieme. Questo aggiunge inevitabilmente molta curiosità di vedere come andrà a finire. È un libro un po' particolare e per me è stato davvero un piacere leggerlo, perché sono sempre in cerca di libri diversi dai soliti fantasy e urban fantasy che leggo sempre, che amo molto, ma proprio per questo ho bisogno di variare un po' ogni tanto. Sicuramente tratta di argomenti non facili, non leggeri e non allegri, però non è affatto pesante, ci sono sì cose tristi, toccanti e molto emozionanti, ma ci sono emozioni di ogni tipo, è piacevolissimo e scorrevolissimo, si legge in fretta. Più che altro è un bellissimo libro on the road, una storia di ragazzi che durante il viaggio vivono diverse piccole, strane, speciali avventure e grazie a tutto ciò, a questa esperienza comune, durante la quale scopriranno diverse cose su loro stessi e sugli altri, si uniranno sempre di più. Mi è piaciuto veramente tanto e sinceramente non pensavo che mi sarebbe piaciuto così. Mi ha colpito molto.

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    Trixia

    20/07/2011 15.29.44

    Ho letto questo libro in una sola giornata (non riuscivo proprio a staccare gli occhi dalle pagine!) e ne sono rimasta soddisfatta. Lo stile di scrittura è molto veloce e dinamico, senza divisione in capitoli, ma intervallato spesso da flashback, spezzoni di chat e divertenti classifiche sulla tematica del suidicio e non. Il fatto che quindi non abbia stilisticamente le classiche caratteristiche che ci si aspetta da ogni libro non mi ha dato minimamente fastidio e, anzi, ho trovato che sia stata un'ottima idea che gli dona un'impronta particolare. Le tematiche affrontate sono più serie di quanto non traspaia dalle prime pagine di lettura. E' vero che ad un lettore poco attento può sembrare che i quattro ragazzi siano un po' superficiali e che le loro ragioni di togliersi la vita siano banali, ma io personalmente penso che sia sbagliato giudicare chi ha pensieri suicidi, a prescindere dalle motivazioni da loro arrecate. Questo libro mi ha insegnato che la mente umana è fragile e volubile e che spesso nei momenti di sconforto è molto d'aiuto essere in compagnia di altre persone che ti capiscono e ti sostengono. I ragazzi del libro infatti non trovano alcun conforto dalla loro famiglia o dagli istituti mentali preposti a tale scopo, perché lì si sentono inferiori, incompresi e non riescono davvero a tirare fuori ciò che hanno dentro. Invece tra loro si sentiranno finalmente a loro agio e in grado di dar voce ai loro pensieri senza paura di essere giudicati e trattati con aria di sufficienza. In definitiva "Il club dei suicidi" lo considero un buon libro youg adult (adatto anche ad un pubblico più adulto), ma non abbiate paura di affrontarlo a causa dei contenuti pesanti o troppo seriosi, perché lo scrittore è stato bravissimo a stemperare momenti drammatici e a intervallare parti tristi con alcune situazioni che divertono e mettono il buon umore. Ne consiglio l'acquisto :-)

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    Sara

    18/07/2011 20.04.16

    Owen, Jin-Ae, Frank, Audrey. Quattro adolescenti si incontrano in chat, si riconoscono simili, trovano negli altri la famiglia che manca loro - per indifferenza, per contrasti, per violenza, per assenza. Parlano della loro vita. E della loro morte: delle loro morti, cercate, desiderate, provate, sperimentate, mancate. Finora. Perché tutti e quattro non vogliono vivere; non ne ahnno motivo. La rabbia, la trstezza, la fatica, la solitudine li schiaccia, e solo nella compagnia degli altri tre e nel pensiero della fie trovano un conforto: nell'idea di un viaggio insieme verso la morte trovano un motivo per vivere, almeno fino a quando il pellegrinaggio sulle tombe di suicidi famosi non sarà terminato, e la Death Valley non si allargherà davanti a loro, pronta ad accoglierli. Se loro ancora vorranno, se la lista dei dieci migliori modi per morire non sarà stata sostituita dalla lista delle dieci cose per vivere, se le lacrime, le risate, la pioggia, le litigate, il vento non avranno fatto turbinare i loro animi fino a cambiarli del tutto. Perché i Suicide Dogs sono un branco, e il branco è un motivo per vivere, molto più che un motivo per morire. Albert Borris lavora presso un pronto soccorso telefonico per aspiranti suicidi, e si vede: si vede nella profondità dei personaggi, nelle sfaccettature delle loro storie, simili eppure diverse, e nella sincerità piena di compassione con cui tratta il vuoto che li divora dentro: un vuoto che, come tutti i vuoti, aspetta solo di essere riempito C'è speranza per i Dogs, perché si sono trovati; c'è speranza, perché si sono capiti.

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    chesy

    16/07/2011 16.48.46

    Si fanno chiamare Suicide Dogs, perché loro sono come i cani, sono come un branco. E nel branco, si sa, ci sente tutti un po' meno soli. Si approntano i sogni insieme, si stirano i lustrini per le stelle aiutati da innumerevoli prese di ricordi, respiri, battiti di palpebre che sconfiggono le ansie nelle sue anse perdute. Liste, tane liste, stilate con dieci podi; una scalata inversa, devastante, che dirotta le posizioni in un sorriso - scintilla. Alla fine, la Death Valley non è poi così lontana. A legarli, a stringerli, è la voglia di farla finita - dicono loro, di uccidersi, di suicidarsi. A legarli è soltanto la missione per asfissiare la solitudine, farle espiare i suoi spiragli truci di nebbia, farle esalare le sue corti gelate tutt'intorno. Stare insieme, nelle difficoltà, nelle sensibilità, tra i pianti, per ricominciare a vivere. Per ritornare indietro, così: 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Fino allo stato embrionale, fino a quando il calore della pelle decide di partorire figli insani e rifiutati dal mondo, quindi è 0, poi 1 e poi non ci è dato sapere altro. Owen, Frank, Audrey e Jin-Ae, forse hanno soltanto bisogno di camminare assieme, di sostenere lo sguardo non più soltanto attraverso gli occhi del rimorso, del rimpianto, della delusione, nel non essere capiti, rifiutati, accettati. Credo, sia una grande paura che accomuna tutti i giovani, proprio quella dell'incomprensione.

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    Pepys

    15/07/2011 07.51.34

    Sono Owen, Audrey, Frank e Jin-Ae, i Suicide-Dogs. Quattro adolescenti completamente diversi tra loro con in comune il suicidio. Tentato o prossimo. Si sono conosciuti in un sito di myspace dedicato agli aspiranti suicidi e hanno deciso di intraprendere un viaggio in auto per visitare le tombe dei suicidi più famosi del mondo. Dall'Idaho al Colorado, dalla California al Maryland, il gruppetto attraversa l'America per rendere omaggio ai loro miti, da Ernest Hemingway a Kurt Cobain. Meta finale del loro 'suicide-tour' è la Death Valley dove, per onorare il patto che hanno sottoscritto all'inizio dell'avventura, dovranno suicidarsi. Ognuno di loro ha un segreto da nascondere, un motivo per cui vorrebbe togliersi la vita, un motivo difficile da spiegare al branco e che si scoprirà solo nelle ultime pagine del libro. Il romanzo, scritto da Albert Borris, un affermato teen consulter, scorre via piacevolmente e gli argomenti trattati, suicidio, autolesionismo, rapporti con la famiglia, vengono affrontati con toni leggeri che invitano il lettore a riflettere nell'accompagnare i quattro 'Cani-Suicidi' nel viaggio attraverso l'America

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    Tricheco

    14/07/2011 21.51.40

    Il libro Il Club dei Suicidi primo romanzo dell'autore Albert Borris parla di un viaggio on the road compiuto da quattro ragazzi determinati all'apparenza a compiere l'atto estremo del suicidio. Le due caratteristiche che accomunano Owen, Jin-Ae, Frank e Audrey sono la solitudine interiore più che esteriore e l'incapacità di essere compresi (il non sentirsi compresi e accettati dalla persone che dovrebbero essere i pilastri principali durante la crescita, la famiglia e in particolare i genitori). I quattro ragazzi sono in viaggio per gli States e hanno in programma di compiere una sorta di Tour degli omicidi più famosi e di visitare le loro tombe. La tappa finale è la Death Valley, luogo dove tutto finirà.Gli occhi attraverso i quali conosciamo la storia sono quelli di Owen che ci racconterà anche come si sono conosciuti e come hanno architettato il tutto. Owen è un ragazzo profondamente segnato da una terribile tragedia , il lutto per la perdita di suo fratello Forrest e la sua incapacità di vedere e accettare quello che realmente è successo. Insomma leggendo questo libro il lettore ha come la possibilità di viaggiare anche esso con i quattro protagonisti alla scoperta di se stessi e della potente forza dell'amore e dell'amicizia. Amore e amicizia saranno poi i due sentimenti che porteranno all'inaspettata decisione finale del gruppetto. Albert Borris riesce con il suo stile fresco e spontaneo, come quello dei ragazzi, a far meglio entrare il lettore nel mondo popolato di fantasmi, cose non dette o affrontate , tristezze e delusioni di Owen, Frank, Jin-Ae e Audrey, i giovani protagonisti del romanzo.

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    P-chan

    14/07/2011 21.26.36

    Un gruppo di adolescenti stupidi e annoiati si vuole suicidare per ragioni sciocche e superficiali, ad eccezione forse del protagonista, Owen, che è l'unico ad avere uno minimo di spessore psicologico. Peccato che durante il viaggio accadano delle cose che gli facciano cambiare idea sui loro propositi di morte. Le cose, nello specifico, sono queste: alcune ubriacature, una pomiciata, un po' di sesso e un sacco di film del calibro di Harry Potter, 28 giorni dopo e Titanic. E' proprio il caso di dirlo, queste si che sono le cose che ti fanno riscoprire il senso e il valore della vita!! Da dimenticare.

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    Eleonora89

    10/07/2011 12.21.14

    Bello. Sul serio. Bravo Borris, che ha trattato un tema spinoso come il suicidio in modo divertente e scanzonato ed è stato in grado di farmi ridere persino della morte. E bravo Owen, il folle Owen, che mi è entrato nel cuore e che ora ha piantato "officina e bottega" in me, come scriveva Arnaut. Ho riso tanto ma ho anche pianto, perchè dolore e gioia sono due facce della stessa medaglia, ed è questo che Borris riesce ad esprimere con la sua scrittura travolgente. E poi, io adoro le storie on the road. Mi emozionano. Mi fanno immaginare tutti i viaggi che ho sempre sognato e che non ho mai intrapreso. E persino il viaggio verso la Death Valley, con tutte le piccole tragedie che lo accompagnano, diventa un'esperienza di vita piuttosto che di morte, un'esperienza in grado di restituirci quello che non abbiamo mai avuto: la fiducia in noi stessi e nella strada che si srotola sotto i nostri i piedi come un tappeto del quale conosciamo l'inizio ma non la fine. Ed è questo il bello del romanzo: i Suicide Dogs, con la loro sfiducia nella vita, sono la proiezione ortogonale di tutti i nostri momenti "no" e di tutti gli attimi in cui abbiamo pensato che la nostra esistenza non avesse alcun significato. Eppure ce l'ha. C'è un senso per tutto. E forse non è necessario raggiungere la Death Valley per scoprirlo.

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    Rowan

    08/07/2011 17.59.50

    "Nessuno resta suicida per sempre. O muori o vai avanti." Frank. Owen. Jin-Ae. Audrey. Quattro amici, quattro ragazzi, che insieme formano i Suicide Dogs. Il loro patto? Visitare le tombe dei loro idoli, per poi arrivare alla Death Valley, e suicidarsi. Un libro che porta in sè un valore immenso: la vita. La vita, che è ingiusta, che è dolorsa, infelice. Che crea problemi e spezza i cuori. Ma che vale la pena di essere vissuta. Quattro ragazzi con i problemi tipici dell'adolescenza, e forse qualche complicazione in più. L'omosessualità, il senso di colpa, il dispiacere, il non sentirsi accettati. Temi che devono essere trattati. E l'autore lo fa con un ritmo incalzante, dandoci l'occasione di conoscere Owen e gli altri aspiranti suicidi. Dandoci la possibilità di riflettere. La vita è uno schifo. Finché non trovi qualcosa per cui vale la pena soffrire.

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